C’è un modo di portare il nome Sorio che questo progetto non aveva ancora incontrato: portarlo come secondo elemento di un cognome composto, come una coda che si trascina dietro una storia.
È il caso di Ileana Chiappini di Sorio, e la sua figura merita un capitolo per due ragioni. Perché è una delle studiose più rispettate dell’arte veneziana del secondo Novecento. E perché il suo cognome pone, ancora una volta, la domanda che attraversa tutta questa ricerca: che cosa lega una persona alla parola che porta?
Una vita nell’arte veneta
Nata nel 1927, Ileana Chiappini di Sorio ha dedicato la vita all’arte veneta.
È stata funzionaria del Museo Correr — il grande museo civico di piazza San Marco, scrigno della memoria veneziana — e docente all’Università Ca’ Foscari di Venezia. È stata vicepresidente dell’Ateneo Veneto, la storica istituzione culturale della città.
La sua bibliografia è quella di una studiosa di lungo corso: una monografia celebrata su Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio, pittore tra Cinque e Seicento; saggi su Giovanni Santi, sul Perugino, su Giovanni Bellini; studi sull’arte della tessitura serica a Venezia; e un libro dedicato — tema delizioso e raro — alle scale dei palazzi veneziani attraverso i secoli.
Cinquecento ventagli
E poi c’è la collezione.
In una vita di studi, Ileana Chiappini di Sorio ha raccolto più di cinquecento ventagli antichi: una delle maggiori collezioni private italiane di questi oggetti, in cui arte, moda, artigianato e storia del costume si intrecciano.
Parte di quella raccolta è oggi esposta a Palazzo Vendramin Grimani, sede della Fondazione dell’Albero d’Oro, dove continua a raccontare — attraverso un oggetto apparentemente frivolo — tre secoli di vita veneziana.
È il gesto del collezionista nella sua forma più alta: trasformare una passione privata in un patrimonio visibile a tutti. E chi ha seguito questa ricerca riconoscerà il movimento, perché lo ha già incontrato: è lo stesso di Bartolomeo Sorio, che donò i suoi manoscritti alla Biblioteca Civica di Verona. A un secolo e mezzo di distanza, due persone legate alla parola Sorio hanno compiuto lo stesso atto — consegnare al pubblico ciò che avevano raccolto in privato.
Il predicato «di Sorio»: una domanda aperta
Resta la questione del cognome.
«Chiappini di Sorio» è un cognome composto. Chiappini è un casato documentato fin dal Quattrocento, con rami in più regioni d’Italia. Il predicato «di Sorio» vi si è aggiunto in un momento e per una via che le fonti da noi consultate non documentano.
Potrebbe essere un predicato territoriale, riferito a una delle località Sorio di cui ci siamo occupati. Potrebbe essere il residuo di un’unione tra famiglie. Con la prudenza consueta, registriamo la domanda senza forzare la risposta.
Perché sta in questa storia
In un certo senso è proprio questo a rendere la sua figura preziosa per il nostro percorso.
Nel suo cognome, la parola Sorio non è il nome di una famiglia: è il nome dentro un nome — sopravvissuto come sopravvivono le parole, attaccandosi a ciò che passa.
Che poi la persona che lo ha portato abbia speso la vita a custodire e tramandare la bellezza veneta, è una di quelle simmetrie che la storia produce per caso, e che una ricerca come questa ha il solo compito di notare.