Una piccola anomalia statistica che racconta una grande storia coloniale
Se digitate il cognome Sorio sui principali database di onomastica internazionale — mappacognomi.com, forebears.io, le banche dati di MyHeritage — vi imbatterete in un dato che a prima vista sembra un errore di catalogazione: le Filippine risultano il primo paese al mondo per numero di Sorio, davanti all’Italia. Più indietro, ma comunque ben presenti, troverete Brasile, Spagna, Stati Uniti, Bolivia, Costa Rica, Argentina, Uruguay.
A chi conosce la storia di questo cognome — un cognome veneto, radicato da almeno cinque secoli nelle province di Vicenza e Verona, attestato in documenti notarili del Quattrocento e nei registri del Consiglio Maggiore di Vicenza nel 1510 — la cosa risulta sconcertante. Come hanno fatto migliaia di Sorio a finire nell’arcipelago filippino? È esistita una migrazione veneta verso il Pacifico di cui nessuno ha mai parlato? La risposta è no. E la spiegazione, una volta che la si scopre, è una delle pieghe più curiose della storia coloniale del XIX secolo.
I Sorio veneti: un cognome di campagna che diventa cognome di città
Prima di arrivare al cuore del paradosso, conviene fissare qualche punto fermo sull’origine autentica del cognome in Italia, ben visibile nella sua distribuzione storica e attuale:
I Sorio veneti hanno una genealogia onomastica abbastanza chiara. Il cognome deriva dal toponimo Sorio, che a sua volta è la forma dialettale veneta del latino Sanctus Georgius — San Giorgio. L’evoluzione fonetica è quella tipica della Marca Veronese e Vicentina: Georgius diventa Giorgio, poi nel veneto antico si trasforma in Zorzo (basti pensare alla famiglia patrizia veneziana degli Zorzi, che in latino si firmavano Georgii), e infine, per desonorizzazione e semplificazione, Sorio. Un documento del 1178 attesta una località denominata Allodium Sancti Georgii (ora Sorio) nell’attuale comune di San Giovanni Lupatoto, in provincia di Verona. La transizione tra le due forme è registrata nero su bianco.
Da questo nucleo toponimico — replicato in più punti del Veneto: una frazione di Gambellara nel Vicentino, una località di San Giovanni Lupatoto nel Veronese, una frazione di Lonigo, persino una collina chiamata Monte Sorio sul confine tra Vicenza e Verona — il cognome si è formato per quel meccanismo classico dell’onomastica italiana per cui chi proveniva da un certo luogo finiva per esserne identificato. I primi Sorio documentati sono persone di un certo rilievo locale: un Cristoforo Sorio compare in un contratto del 1468 per la coltivazione della Garganega su venti campi alla Calderina; nel 1510 la famiglia Sorio detiene tre seggi nel Consiglio Maggiore di Vicenza; il Dizionario storico blasonico del Crollalanza, alla fine dell’Ottocento, registra i Sorio come “antica e nobile famiglia veneta da Vicenza propagata, nel corso dei secoli, in diverse regioni d’Italia”, con tanto di stemma — due lepri rampanti d’argento con i corpi uniti in una sola testa, su campo verde. Un’arma araldica un po’ bizzarra ma memorabile.
Dal Cinquecento in poi i Sorio si propagano lentamente all’interno del Veneto e poi, con i tempi lunghi delle storie familiari, oltre i suoi confini: a Verona si trasferisce nell’Ottocento il ramo che darà il filologo dantista Bartolomeo Sorio (1805-1867), allievo di Antonio Cesari e oratoriano della congregazione di San Filippo Neri; a Brescia, alla fine del secolo, troviamo Leandro Sorio (1899-1975), poi anarchico e antifascista coinvolto nelle indagini sull’attentato Lucetti contro Mussolini del 1926. Tra il 1880 e il 1950, infine, una parte dei Sorio veneti partecipa alla grande migrazione transoceanica che porta interi villaggi del Triveneto in Brasile, Argentina e Uruguay. Da lì viene il calciatore brasiliano Wilson Sorio. Da lì, presumibilmente, vengono i Sorio sudamericani non ispanofoni.
Tutto questo, messo insieme, restituisce un’immagine credibile di una famiglia veneta di origini medievali, mai numerosissima, che ha fatto il suo percorso normale: poche centinaia di nuclei in Italia oggi (Cognomix ne stima circa 393), una manciata di rami nelle Americhe portati dall’emigrazione di fine Ottocento. Numeri piccoli, coerenti, raccontabili.
E allora chi sono i Sorio delle Filippine?
Manila, 21 novembre 1849: il decreto Clavería
Per rispondere bisogna fare un salto di luogo e di prospettiva, e arrivare a Manila a metà del XIX secolo. Le Filippine sono allora una colonia spagnola da quasi trecento anni, governata dai gobernadores generales nominati dalla corona di Madrid. La popolazione è stata cristianizzata da secoli, parla decine di lingue locali — tagalog, ilocano, cebuano, hiligaynon — e usa il sistema dei nomi proprio in modo estremamente fluido: ciascuno sceglie come si chiama, spesso al momento del battesimo, frequentemente cambiando nel corso della vita.
Per l’amministrazione coloniale spagnola questo è un incubo. Non si riesce a fare un censimento decente, la riscossione delle tasse è caotica, gli atti notarili si moltiplicano in disambiguazioni infinite, i fratelli risultano avere cognomi diversi e le famiglie cambiano nome a generazioni alterne. Inoltre, dopo la cristianizzazione di massa, una percentuale enorme della popolazione ha scelto cognomi a sfondo religioso — de los Santos, de la Cruz, del Rosario, Bautista, de Jesús — al punto che intere province risultano popolate quasi interamente da omonimi.
Il 21 novembre 1849 il governatore generale Narciso Clavería y Zaldúa, militare spagnolo di sentimenti riformatori, emana un decreto che cambierà letteralmente il nome di milioni di persone. La logica è semplice: ogni cittadino filippino privo di un cognome ereditato da almeno quattro generazioni dovrà sceglierne uno nuovo da un catalogo ufficiale, il Catálogo Alfabético de Apellidos. Il catalogo, compilato su sua direzione, contiene 61.000 cognomi, in larga parte spagnoli, in piccola parte indigeni o di altra origine, distribuiti per provincia secondo un criterio quasi arbitrario: a una provincia tutti i cognomi che cominciano per A, all’altra quelli per B, e così via. Si voleva così evitare che troppe persone, nello stesso luogo, finissero per chiamarsi allo stesso modo.
Il Catálogo viene stampato a Manila nel 1849. Ne vengono distribuite copie ai capi provincia, che a loro volta le distribuiscono ai parroci, ai cabezas de barangay, ai funzionari locali. Per settimane intere, in ogni villaggio dell’arcipelago, si svolge la stessa scena: famiglie intere si presentano davanti a un funzionario, sfogliano il catalogo, scelgono un cognome e firmano. Chi non sceglie, ne ha uno assegnato d’ufficio. Da quel momento il cognome diventa ereditario, immodificabile, registrato nei registri parrocchiali e civili.
Tra le 61.000 voci del catalogo c’era — e questo è il punto — anche Sorio.
Un cognome veneto in mano a un compilatore spagnolo
La domanda interessante, a questo punto, è perché. Come ha fatto un cognome di una piccola famiglia veneta a finire in un catalogo di cognomi spagnoli compilato a Manila nel 1849? La risposta più probabile è che chi compilò il Catálogo — e cioè i collaboratori di Clavería, attingendo a registri parrocchiali, elenchi militari, raccolte onomastiche iberiche e americane — non sapesse né si curasse della differenza tra un Sorio veneto e una qualsiasi altra parola dal suono spagnoleggiante. Sorio in spagnolo non significa nulla, ma assomiglia a Soria, città castigliana e cognome iberico molto diffuso, e sufficientemente assonante con altri cognomi ispanici (Osorio, Sotelo, Soriano) da essere stato probabilmente incluso senza farsi troppe domande. Va anche ricordato che esiste in Spagna, sia pure in forma rarissima, un cognome Sorio di origine catalana o aragonese, completamente indipendente da quello veneto. Sarà stato quello a finire nel catalogo. Oppure sarà stato un errore di trascrizione di Soria. Oppure, semplicemente, un nome aggiunto per riempire una lettera meno popolata. Non lo sapremo mai con certezza.
Quello che è certo è il risultato. Tra il 1849 e il 1850, in qualche villaggio delle Filippine — probabilmente uno solo, o pochi, dato il criterio di distribuzione provinciale — una manciata di famiglie filippine senza cognome si presentò davanti al funzionario del re, sfogliò il catalogo, e scelse Sorio. O se lo vide assegnare. Da quel giorno, e per tutte le generazioni successive, i loro discendenti si chiamarono Sorio. Si sposarono tra loro, ebbero figli, emigrarono — molti negli Stati Uniti dopo il 1898, quando le Filippine passarono sotto controllo americano — e moltiplicarono il cognome. Centosettantacinque anni dopo, sono migliaia. Più numerosi dei Sorio veneti d’origine, che nel frattempo erano cresciuti molto più lentamente.
Le altre tappe del fraintendimento: Bolivia, Costa Rica e il fattore ispanico
Lo stesso meccanismo, in scala minore, spiega anche le altre presenze sospette del cognome nei paesi ispanofoni dell’America Latina. In Bolivia, Costa Rica, Messico e in misura minore in Argentina e Uruguay, la presenza di cognomi Sorio è quasi sempre attribuibile a una di tre cause: l’omonimia con cognomi spagnoli autoctoni di forma simile (Soria è di gran lunga più frequente, e in registri scritti a mano l’una può essere stata facilmente trascritta come l’altra), la trasmissione attraverso le Filippine in occasione di migrazioni interne all’impero spagnolo prima del 1898, e — solo in piccola parte — la vera diaspora veneta dell’Ottocento e Novecento, che è invece prevalentemente concentrata in Brasile (specialmente nel Rio Grande do Sul e in Paraná) e in alcune zone dell’Argentina settentrionale. In altre parole: i Sorio brasiliani sono quasi tutti veneti. I Sorio boliviani e costaricani quasi mai.
Esiste un test storico abbastanza affidabile per distinguere i due ceppi. I Sorio di origine veneta tendono ad avere nomi di battesimo italiani o adattati dall’italiano (Giuseppe, Marco, Antonio, Luigi, Carlo) anche dopo varie generazioni in Sudamerica. I Sorio di origine ispanica (filippina o latinoamericana) hanno invariabilmente nomi spagnoli (José, Juan, Carlos, Miguel, María) e spesso un secondo cognome materno secondo l’uso ispanico. Le date di emigrazione divergono: i veneti partono massicciamente tra il 1880 e il 1930, gli ispanici filippini si spostano internamente all’impero spagnolo prima del 1898 e poi verso gli Stati Uniti dopo. I luoghi di sbarco e di insediamento sono diversi. I parroci e i funzionari di stato civile registrano cose diverse.
Cosa significa, alla fine, essere Sorio
Tutto questo non è solo curiosità statistica. È un piccolo promemoria di quanto sia ingannevole leggere i numeri puri di una mappa di distribuzione cognominale senza chiedersi cosa quei numeri rappresentano davvero. La mappa di un cognome non è una mappa di parentele biologiche: è la stratificazione di decisioni amministrative, decreti coloniali, errori di trascrizione, mode onomastiche, processi di omonimia indipendente. Il cognome Sorio, nella sua versione filippina, condivide con quello veneto solo cinque lettere e una pronuncia simile. Geneticamente, culturalmente, linguisticamente, sono due cose diverse: due popolazioni che si sono trovate a portare lo stesso nome per un decreto firmato a Manila il 21 novembre 1849 da un governatore spagnolo che probabilmente non aveva mai sentito parlare di Gambellara, di Vicenza, né tantomeno di San Giorgio.
Per i Sorio veneti — quei circa 393 nuclei italiani che ancora oggi vivono prevalentemente tra le province di Vicenza, Verona e Padova, e i loro cugini sparsi tra il Brasile, l’Argentina e l’Uruguay — la storia del cognome resta quella di un piccolo paese di campagna chiamato come una chiesa medievale, della Garganega coltivata sui colli di Gambellara, di un consigliere comunale del 1510, di un viaggiatore in Egitto del 1707, di un filologo dantista dell’Ottocento e di un partigiano antifascista del Novecento. Una storia provinciale, lunga, modesta, profondamente italiana.
I diecimila Sorio delle Filippine hanno la loro, di storia. Comincia con un funzionario coloniale a Manila, il 21 novembre 1849, e con la pagina di un catalogo aperta a caso. È una storia altrettanto vera, ma è un’altra storia.
Le informazioni contenute in questo articolo si basano su una ricerca incrociata di fonti archivistiche venete (Archivio di Stato di Vicenza e Verona, Archivio Storico Diocesano di Verona, Biblioteca Civica Bertoliana, Bollettino della Biblioteca Internazionale “La Vigna”), su voci del Dizionario Biografico degli Italiani (Treccani) per le figure di Giuseppe e Bartolomeo Sorio, sul Dizionario storico blasonico di G.B. di Crollalanza (1888), su dati di distribuzione cognominale rilevati da Cognomix e mappacognomi.com, e sulla letteratura storica relativa al Catálogo Alfabético de Apellidos di Narciso Clavería y Zaldúa (Manila, 1849).