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Introduzione: che cosa unisce un Sorio a un altro Sorio

Introduzione: che cosa unisce un Sorio a un altro Sorio

Questo è un progetto su un cognome. Non sulla mia famiglia in senso stretto — di quella so quello che sanno tutti della propria, una manciata di generazioni nitide, due o tre più sfocate, e poi il bianco. È un progetto su una parola di cinque lettere che mi ritrovo addosso e che condivido con qualche migliaio di persone sparse nel mondo.

Com’è cominciato: una deviazione in macchina

Mi chiamo Mauro Sorio e abito a Villafranca di Verona. Qualche anno fa, per puro caso, mi sono trovato a passare in macchina per una piccola frazione tra le colline al confine tra Verona e Vicenza. Sul cartello c’era scritto Sorio — il mio cognome. Poco più avanti, un’antica dimora rurale portava lo stesso nome: Villa Sorio. Fino a quel momento non avevo mai sentito parlare di quel luogo, nonostante sia abbastanza vicino a casa mia. Un paese che porta il tuo cognome e di cui non sai nulla: era il segnale evidente che c’era una storia da scoprire. Da quella deviazione è nata la curiosità, dalla curiosità è cominciata la raccolta di documenti — e da quella raccolta, alla fine, questo sito.

Mi sono chiesto a lungo se questo progetto avesse senso. La risposta onesta è che dipende da cosa si cerca. Se l’obiettivo fosse trovare un antenato comune a tutti i Sorio, il senso sarebbe poco, perché quell’antenato comune non esiste: il cognome si è formato in più luoghi indipendentemente, in tempi diversi, per ragioni diverse, e in qualche caso — come per i Sorio delle Filippine — è arrivato per una via che con la genealogia non ha nulla a che fare, ma con un decreto coloniale spagnolo del 1849.

Se invece l’obiettivo è capire come una parola si è formata, come si è propagata, come si è incrociata con la storia di luoghi precisi e di persone precise, allora il senso c’è eccome. E forse — questa è l’ipotesi che ho deciso di seguire — è anche più interessante di un albero genealogico tradizionale.

Una parola, molti destini

Quello che mi ha sorpreso fin dall’inizio della ricerca è quanto poco i Sorio abbiano in comune tra loro:

E poi ci sono i Sorio delle Filippine, che sono migliaia. I Sorio del Brasile, che discendono da una manciata di emigranti veneti tra il 1880 e il 1920. I Sorio della Spagna, che hanno radici iberiche autonome. Wilson Sorio, calciatore brasiliano. Ileana Chiappini di Sorio, studiosa moderna di storia dell’arte. Angiolino Maule, viticoltore naturale alle pendici del Monte Sorio, le cui bottiglie portano scritto un toponimo che è anche un cognome che è anche, in fondo, il nome di una vecchia chiesa di campagna dedicata a San Giorgio.

Cosa unisce, davvero

Mettendo in fila tutte queste storie, ci si accorge che ciò che le unisce non è la parentela biologica, e nemmeno la geografia, o la classe sociale. Se cercassi un denominatore comune, dovrei risalire a una chiesa di campagna del XII secolo intitolata a San Giorgio. Da lì, in qualche modo, una parola — Sanctus Georgius → Zorzo → Sorio — si è messa in cammino.

Una parola che cammina da nove secoli e che ha attraversato vite che non hanno niente in comune se non, appunto, quella parola. Eppure quella parola genera curiosità. Non rivela un’origine singola, ma chiede di essere spiegata. Racconta molte storie sovrapposte. Ed è proprio questa moltiplicazione che vale la pena raccontare.

Cosa troverete in queste pagine

Il progetto è organizzato per livelli di profondità. Ogni sezione vi guiderà attraverso un aspetto specifico di questa ricerca:

  1. L’Origine: Una parte etimologica che ricostruisce come dal latino Sanctus Georgius si sia arrivati al cognome attraverso i dialetti veneti.
  2. I Luoghi: Una sezione toponomastica che identifica tutti i luoghi chiamati Sorio. Scoprirete la frazione di Gambellara, la Corte Sorio a San Giovanni Lupatoto, e il luogo della battaglia risorgimentale.
  3. Le Persone: Una parte biografica dedicata ai Sorio storici di cui si conserva memoria documentale.
  4. La Diffusione: Un’analisi su come oggi i Sorio siano distribuiti, partendo dall’origine del cognome fino alla sua dispersione globale.

Una nota personale

Non sono uno storico di mestiere. Questo progetto nasce da quella deviazione casuale — una curiosità privata che, strada facendo, è diventata qualcosa di più strutturato. Ho cercato di lavorare con onestà, incrociando vecchi blasonari ottocenteschi e archivi digitalizzati.

Chiedersi da dove viene una parola che ci portiamo addosso è un modo per riconoscere che siamo parte di qualcosa che era lì prima di noi e che continuerà dopo. Anche se quel qualcosa è solo un suono ereditato per caso, che condividiamo con persone che non incontreremo mai.

Forse è proprio questo, alla fine, il senso del progetto: non trovare antenati, ma riconoscere che ne abbiamo, e che questa parola è una piccola eredità che vale la pena guardare in faccia.

Buona esplorazione.

Mauro Sorio


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