Giuseppe Sorio nacque a Vicenza il 9 aprile 1663 da Lodovico Sorio e Maria Pace Pasini. Proveniva da una famiglia vicentina definita dalle fonti «agiata e colta», condizione che gli garantì un’educazione di alto livello, l’apprendimento di lingue straniere e le risorse finanziarie per intraprendere viaggi estesi e prolungati. Morì a Venezia nel 1742, dopo una vita dedicata all’esplorazione e all’osservazione del mondo.
Contesto familiare
La famiglia Sorio godeva di benessere economico e di un certo prestigio culturale, sebbene il cognome non compaia ne «Il Blasone Vicentino», repertorio delle famiglie nobili di Vicenza. Questa assenza potrebbe indicare che i Sorio, pur non appartenendo alla nobiltà titolata, occupassero una posizione sociale elevata grazie ad attività commerciali, professionali o alla proprietà terriera. Il Dizionario storico blasonico di Crollalanza (1888), tuttavia, li classifica come «antica e nobile famiglia veneta da Vicenza», registrando due stemmi ufficiali.
I primi viaggi europei
Prima delle celebri spedizioni in Oriente, Giuseppe intraprese significativi viaggi attraverso l’Europa: visitò Parigi e Londra, dove tuttavia fu imprigionato con l’accusa di essere filo-francese. Fu rilasciato nel 1702 dopo la morte di Guglielmo III, grazie all’intervento dell’ambasciatore veneto. Successivamente visitò i Paesi Bassi, all’epoca crocevia commerciale e intellettuale d’Europa.
Il Grande Viaggio in Oriente (1705–1709)
Il 17 settembre 1705, Sorio salpò da Venezia a bordo della nave da guerra San Lorenzo Giustiniano (scortata dall’Aurora), al seguito dell’ambasciatore straordinario Carlo Ruzzini, diretto a Costantinopoli. Il suo viaggio toccò tappe straordinarie:
| Periodo | Tappa | Avvenimenti notevoli |
|---|---|---|
| 1705 | Sebenico (Šibenik) | Prima tappa adriatica |
| 1705 | Troia | Attraversamento in piena epidemia di peste |
| 1705–1706 | Costantinopoli | Soggiorno prolungato, osservazioni sulla società ottomana |
| 1706 | Gerusalemme, Giudea | Pellegrinaggio in Terra Santa |
| 1706 | Acri, Nazaret, Tripoli | Viaggio attraverso il Levante |
| 1706–1707 | Alessandria, Rosetta, Il Cairo | Esplorazione dell’Egitto e delle piramidi |
| 1707–1709 | Malta → Messina → Siracusa → Palermo → Napoli → Roma → Firenze → Bologna | Lungo viaggio di rientro attraverso l’Italia |
| 14 aprile 1709 | Venezia | Rientro definitivo |
Il suo equipaggio comprendeva un dragomanno (interprete), un giannizzero (guardia del corpo), un vetturino e un cameriere: il quadro tipico di un viaggiatore d’élite del Settecento.
A Costantinopoli: osservatore senza pregiudizi
Le osservazioni di Sorio sulla capitale ottomana rivelano una mente notevolmente aperta e analitica. Scelse consapevolmente di riportare solo ciò che aveva personalmente constatato, evitando di ripetere «favole» di altri autori. Confrontando Santa Sofia con San Pietro a Roma, rifiutò di «decidere dei due gusti», dimostrando un raro relativismo estetico.
Analizzò l’architettura ottomana senza imporre standard europei: le case turche, notò, potevano apparire «ridicole se fosse sul Brenta», ma erano «comode e ben strutturate» se si entrava «nel gusto della nazione senza ricercare la nostra architettura».
Il dato più significativo: non usò mai l’epiteto «barbari» riferendosi ai Turchi, prendendo esplicitamente le distanze dai pregiudizi europei del suo tempo. Affermò che «bisogna spogliarsi ed esaminarsi senza parzialità del proprio gusto chi vuol conoscere il buono nelle maniere degli altri» — una dichiarazione di relativismo culturale straordinaria per l’epoca.
In Egitto: le piramidi e le mummie
Nel 1707, in Egitto, Sorio si cimentò nell’esame diretto di una mummia, facendosi calare dentro una mastaba — uno dei primi italiani documentati a esplorare fisicamente gli interni delle tombe egizie. Visitò la «pianura delle mummie», probabilmente nella zona di Dahshur. Nonostante il «tedio» dell’operazione e la derisione della popolazione locale, il suo desiderio di indagine empirica diretta prevalse su ogni disagio.
L’abito orientale
Tra le sue «stravaganze», Sorio si fece confezionare un abito «a questa maniera orientale», un atto di temporanea immersione nella cultura straniera che lo colloca «sulla linea prospettica che conduce all’epoca dei Lumi».
Metodologia: il «prototipo del viaggiatore illuminista»
I viaggi di Sorio erano animati da una «onesta curiosità», da lui considerata la porta d’accesso alla conoscenza. È stato definito un «prototipo del viaggiatore illuminista», incarnando l’enfasi crescente sulla ragione, l’osservazione empirica e l’esperienza diretta. Per lui, viaggiare era una «necessità fisica».
I suoi principi metodologici anticipano l’approccio etnografico moderno:
- Testimonianza di prima mano: riportare solo ciò personalmente osservato
- Sospensione del giudizio: «spogliarsi del proprio gusto» per comprendere l’altro
- Consapevolezza dei propri condizionamenti culturali: «se l’incolta barbarie, che noi supponiamo ne’ Turchi non ci offuscasse il discernimento»
Scritti e pubblicazioni
Le opere di Sorio furono pubblicate postume, come tipiche «stampe per nozze» venete — un genere editoriale particolare dell’epoca:
| Opera | Composizione | Pubblicazione | Destinatario |
|---|---|---|---|
| Descrizione di Costantinopoli | c. 1705–1707 | Vicenza, 1854 | Gaetano Chiericati |
| Viaggio da Costantinopoli a Gerusalemme | 1706 (da Nazaret) | Vicenza, 1863 | Gaetano Chiericati |
| Visita ai santi luoghi | c. 1706 | Vicenza, 1863 | Gaetano Chiericati |
| Descrizione della città d’Alessandria d’Egitto | c. 1707 | Vicenza, 1864 | Gaetano Chiericati |
| Lettera dall’Egitto | c. 1707 | Rovigo, 1864 | Gaetano Chiericati |
| Viaggio da Alessandria a Rosetto | c. 1707 | Rovigo, 1865 | Gaetano Chiericati |
Il destinatario delle sue lettere, Gaetano Chiericati, apparteneva a una delle casate più illustri di Vicenza, indicando che Sorio frequentava circoli colti e influenti.
Nel 1881, A. Capparozzo curò un volumetto biografico — G. S. viaggiatore vicentino (Vicenza, edito per le nozze Malveni-Piovene) — contenente tre lettere-relazioni inedite con tavole dei disegni delle piramidi. Lo studio di S. Saccone (1996) sulla Miscellanea di Storia delle esplorazioni (XXI, pp. 241–252) ha ulteriormente approfondito i suoi «racconti inediti».
Cerchia veneziana e ultimi anni
Rientrato a Venezia il 14 aprile 1709, Sorio vi si stabilì definitivamente, frequentando personalità come Carlo Ruzzini, Tommaso Carrer e soprattutto Giovanni Checozzi. Morì a Venezia nel 1742, a 79 anni.
Discendenza
Le fonti disponibili non forniscono informazioni riguardo a eventuali fratelli, consorte o figli diretti di Giuseppe. La famiglia era radicata a Vicenza e il cognome persiste nell’area veneta per tutto il XVIII e XIX secolo, sebbene la ricostruzione di connessioni genealogiche dirette rimanga un campo di ricerca aperto.
Fonti principali: Dizionario Biografico degli Italiani (Treccani); S. Saccone, «I Viaggi d’Oriente di Giuseppe Sorio» in Miscellanea di Storia delle esplorazioni, XXI, 1996; A. Capparozzo, G. S. viaggiatore vicentino, Vicenza, 1881.