La Corte Sorio è universalmente riconosciuta come «la più famosa corte di San Giovanni Lupatoto» (Verona). La sua notorietà deriva dalla sua intrinseca bellezza e dal suo eccezionale stato di conservazione: è sopravvissuta sostanzialmente intatta fino ai giorni nostri, annoverandosi tra le corti più antiche del comune.

Origini medievali
Le prime attestazioni (XII secolo)
La comunità di Sorio emerge nelle cronache medievali con le prime attestazioni risalenti a documenti del 1175, come riportato dal Maestro Giuseppe Lavorenti nella sua opera Storia di San Giovanni Lupatoto. Un documento di particolare rilievo, la designatio (catasto terriero) del 1178, cita la località «Allodium Sancti Georgii (ora Sorio)». Il termine allodium indicava una proprietà terriera posseduta in piena e libera titolarità, senza vincoli feudali — suggerendo che Sorio fosse nel XII secolo un’importante proprietà allodiale.
Alcuni studiosi ipotizzano che Sorio, data la sua «posizione dislocata ed isolata rispetto al primitivo nucleo centrale del paese», non fosse originariamente parte integrante di San Giovanni Lupatoto, bensì un’entità distinta, riaggregatasi al centro principale solo in epoca più recente.
La Paquara e la Pace del 1233
La «Via Paquariae (la Paquara)» è menzionata nella stessa designatio del 1178. La Corte Sorio era intrinsecamente legata al «grande fondo agricolo nella Paquara», le fertili terre che ne costituivano la ragion d’essere economica.
La rilevanza storica della Paquara è ulteriormente sottolineata dalla Pace di Paquara, siglata il 28 agosto 1233: una grande assemblea popolare presieduta da Fra’ Giovanni da Schio che richiamò una folla immensa. Una lapide murata nel frontale della torre centrale della corte di Sorio ricorda questo evento.
La Chiesetta di Sorio (1585)
Fondazione
La Chiesetta di Sorio, considerata il più antico edificio di culto nel comune di San Giovanni Lupatoto, fu eretta nel 1585. La fondazione si deve alla «Nobil Signora Isotta Borghetti, moglie del Nob. Sig. Guglielmo Guarienti». Fu dedicata alla Vergine Assunta ed è conosciuta anche come Oratorio di S. Pietro Martire (con una dedicazione aggiuntiva a San Giorgio).
Isotta Borghetti dispose lasciti per una cappellania che garantisse «due messe feriali settimanali», a cui si aggiungevano le celebrazioni di tutte le feste di precetto. Questo modello di mecenatismo femminile era tipico del periodo rinascimentale e della Controriforma.

Architettura
La Chiesetta si presenta come un piccolo oratorio con facciata ornata da stemmi nobiliari. L’interno è illuminato da tre finestre descritte come romaniche sulla parete destra e da un rosone in facciata. L’Architetto Sergio Martin ipotizza che la pianta mostri caratteristiche rinascimentali ma possa incorporare elementi di una struttura preesistente romanica, ampliata in epoche diverse.
Questa complessità architettonica è coerente con le origini medievali di Sorio (attestate dal 1175): l’Oratorio del 1585 potrebbe essere stato edificato sulle fondamenta o incorporando parti di un precedente edificio.

Patrimonio artistico
- Pala d’altare absidale: opera di artista ignoto, raffigurante la Vergine con il Bambino e il martirio di San Pietro da Verona
- Altare laterale: dedicato alla Beata Vergine e ai Santi Michele Arcangelo e Giorgio Martire, con un dipinto datato «D. F. 1610» (forse copia ottocentesca)
- Pala dei fondatori: conservata nei depositi dei Musei Civici di Verona, raffigurerebbe Guglielmo di Marco Guarienti e Isotta Borghetti inginocchiati davanti al trono della Vergine — la datazione di Guglielmo come «vedovo nel 1514» suggerirebbe un’opera anteriore all’Oratorio del 1585
- Lastre tombali settecentesche e altare maggiore settecentesco: catalogati dal Catalogo Generale dei Beni Culturali
Le famiglie mecenati
| Famiglia | Individui | Periodo | Contributo |
|---|---|---|---|
| Borghetti | Isotta Borghetti | floruit 1585 | Co-fondatrice dell’Oratorio; lascito per messe |
| Guarienti | Guglielmo Guarienti | floruit 1585 (e forse ante 1514) | Co-fondatore; soggetto della pala d’altare |
| Cartolari | (nobili Cartolari) | XVIII–XIX sec. | Sepolture nella Chiesetta; donazione alla parrocchia |
La nobile famiglia Borghetti-Cartolari ebbe sepoltura nella Chiesetta. Successivamente, i Cartolari donarono l’oratorio, la casa annessa e i due orti adiacenti alla parrocchia di San Giovanni Lupatoto, assicurandone la conservazione sotto l’amministrazione ecclesiastica.
La comunità agricola
«Fino alla fine della seconda guerra mondiale la corte ospitava oltre cento persone, riunite in una quindicina di famiglie dedite alla coltivazione del grande fondo agricolo nella Paquara.»
La Corte Sorio era una micro-società pulsante, una sorta di comune agricola organizzata. I numeri — oltre 100 persone, 15 famiglie — indicano una realtà comunitaria complessa, con gerarchie stabilite, lavoro condiviso e un’esistenza incentrata sui cicli agricoli.
Il declino della comunità coincise con i grandi mutamenti del secondo dopoguerra: il «miracolo economico», l’industrializzazione, l’urbanizzazione e la meccanizzazione dell’agricoltura. Le famiglie si trasferirono verso i centri urbani, e la Corte cessò di essere abitata nella sua tradizionale funzione.
Cronologia
| Data | Evento |
|---|---|
| 1175 | Prima menzione documentata di Sorio |
| 1178 | Citazione di «Allodium Sancti Georgii (ora Sorio)» e «Via Paquariae» |
| 1233 | Pace di Paquara (Fra’ Giovanni da Schio) |
| (ante 1514?) | Possibile pala d’altare con Guglielmo di Marco Guarienti e Isotta Borghetti |
| 1585 | Costruzione della Chiesetta di Sorio |
| c. 1800 | Inizio del declino (caduta della Repubblica Veneta) |
| 1900 | Indulgenza plenaria di Papa Leone XIII |
| post-1945 | Declino della comunità agricola |
| 1982 | Restauro completo della Chiesetta |
La Corte oggi
La Chiesetta è ufficialmente censita nel Catalogo Generale dei Beni Culturali. Un’entità denominata «Ca’ Sorio» (Via Porto, 260) ospita eventi culturali come «Sorio, luogo di pace, si racconta». L’Agricola Corte Sorio di Renato Nicolis & C. S.S. opera come società agricola moderna, perpetuando l’eredità agricola dell’area.

Fonti: G. Lavorenti, Storia di San Giovanni Lupatoto; Catalogo Generale dei Beni Culturali; Arch. Sergio Martin, studio architettonico; designatio del 1178.